Salute e malattia del bambino, la rubrica della dott.ssa Gandossi

Per comprendere la malattia di un bambino è necessario considerare molti elementi. E’ utile partire ad osservare il momento presente con il contesto ambientale in cui vive il bambino sia in termini di esposizione a fattori fisici (alimentazione, inquinamento, etc.) sia in termini psichici (l’aria che respira nell’ambiente familiare, scolastico, relazionale in genere). Poi bisogna prendere contatto con la sua storia gradino dopo gradino dall’oggi fino al giorno in cui è nato, è stato feto, è stato concepito e l’ambiente anche prima del concepimento; quindi la sua propria personalità e caratterialità.

Ciascuno di noi ha anche un bagaglio ereditario che gli viene posto sulle spalle indipendentemente dalla sua personalità e dalle sue scelte, bagaglio che non si identifica esclusivamente nei geni e quindi nel mero aspetto materiale, ma anche nelle esperienze dei nostri progenitori che si imprimono nella nostra memoria cellulare, emozionale.

Non sempre una malattia è necessariamente qualcosa di complicato che va a scavare nel nostro passato. A volte, soprattutto nei bambini, costituisce una rapida e pronta reazione ad uno stimolo esterno di un organismo in crescita che deve apprendere come evolversi e come difendersi. Ecco che compare una diarrea, una febbre, una malattia esantematica (morbillo, varicella, etc.).
Come genitori è importante che impariamo a riconoscere i segni di qualcosa di profondo che di solito perdura per più tempo e si cronicizza, dai sintomi di uno squilibrio temporaneo che spesso possiamo gestire in autonomia. La febbre per esempio è un ottimo segnale di reattività, significa che il corpo di nostro figlio sta reagendo propriamente quindi è opportuno lasciarlo agire anche perché alzando la propria temperatura interna il corpo cerca di uccidere i germi che l’hanno contagiato. Abbassare la febbre, sopprimere questa manifestazione, significa fare un lavoro contrario a quello del corpo, spegnere la sua spia di allarme, diseducarlo a difendersi. Ovviamente ogni caso va valutato in maniera oculata; una febbre che perdura e che si complica con altri sintomi come una tosse importante, o una cefalea e uno stato soporoso, va inquadrata e curata, o meglio va curato il bambino che così sta manifestando il suo squilibrio profondo.

L’omeopatia può essere uno strumento utile quando viene considerato il bambino come caso unico e gli viene somministrato un rimedio ad hoc, proprio per lui, individualizzato. Se diamo un rimedio basandoci solo sul sintomo, per fare un esempio somministriamo belladonna per la febbre, rischiamo di sopprimere comunque una manifestazione anche se usiamo farmaci meno tossici. E allora il nostro corpo sfogherà da un’altra parte e si manifesterà un nuovo disturbo. Così facendo allontaniamo il nostro piccolo paziente dal suo reale benessere.
La malattia è l’espressione della nostra Energia Vitale, che cerca di salvaguardare le nostri parti più preziose, nobili a scapito di quelle periferiche; nasce da noi, non è un evento estraneo che ci capita casualmente che viene da fuori e che dobbiamo combattere. La malattia siamo noi in una nostra manifestazione di squilibrio, e se vogliamo guarire davvero è utile guardarla con uno sguardo di comprensione e compassione: perché sono arrivato a tanto? Cosa mi vuole dire il mio corpo ed il mio spirito? Se contraiamo un’infezione significa che il nostro terreno non è abbastanza pronto e sano per difendersi, non sono i batteri cattivi che ci fanno la guerra.
L’omeopatia lancia un segnale alla nostra energia perché risponda al disequilibrio e si autocuri.
Lasciamo che i nostri figli si ammalino, solo così garantiamo la loro salute futura, hanno bisogno di apprendere, di testarsi, di avere fiducia nelle proprie capacità di superare una malattia. La paura delle malattie è un problema nostro, della nostra cultura, non dei nostri figli che hanno tutti gli strumenti per poterle affrontare.

Parliamo ora di prevenzione. E’ meglio lavorare sulla buona salute di un sistema quasi vergine, anziché cercare di tappare continuamente buchi sull’emergenza, così facendo il sistema continua a incepparsi fino a rompersi definitivamente.
Intanto è utile lavorare sulle contaminazioni, evitare di intossicare i nostri figli, quindi offrirgli cibo sano, vario, vivo, pulito, carico di vitamine, oligoelementi. Ridurre al minimo i prodotti raffinati, industriali, elaborati. Abbiamo bisogno di cibo vero, non siamo robot, siamo esseri di carne e quindi se ci nutriamo di alimenti vitali raccogliamo dentro di noi questa vita che ci da’ gli strumenti per crescere. Evitare le altre forme di intossicazione, farmaci, vaccini, esposizione ad agenti inquinanti (fumo, alcol, radiazioni). Purtroppo viviamo in un mondo fortemente contaminato, troviamo il modo per disintossicarci. Le intossicazioni prendono forma anche nella parte psichica, emotiva; occorre prenderci cura anche dell’anima dei nostri bambini, curare e salvaguardare l’ambiente familiare in cui vivono. Offrirgli esperienze che li nutrano nel profondo. Se guariamo in profondità allora possiamo indirizzare tutta la nostra energia nell’espressione della nostra potenza, del nostro mandato, senza disperdere energie nel contrasto alla malattia.

Dr.ssa Marina Giulia Gandossi