La nascita dal punto di vista del bambino, articolo della dott. Gandossi

Dieci lune fa ho preso forma, dal cielo anteriore sono arrivato, ero espanso e contratto nell’infinito dell’universo. Poi un fascio di luce ed eccomi in uno spazio: IO SONO, IO ESISTO. Subito ho capito di cosa si trattava: calore, morbidezza, contenimento. Dall’essere piccolo come un granello di sabbia sono piano piano cresciuto, ogni piccola parte si è definita.

Ho sentito due tamburi battere all’unisono, un movimento armonico sguazzante in un liquido dolciastro e buono, ho riconosciuto l’oscurità quando è stata attraversata da una luce soffice. Una voce e il suo tamburo mi accompagnano. Sto diventando grande, prima nuotavo ed ora mi sento stretto; ma sto bene qui, raccolto su me stesso, avvolto. Eppure devo andare, devo uscire.

Voglio uscire.

Che vortice, e poi calma e mi riposo, poi ancora un vortice che mi risucchia. Va bene scendo, mi giro e mi rigiro e quella voce e quel tamburo sempre con me. Ho paura del vortice, poi tutto si placa e mi sento tranquillo, e poi ancora paura.

Sono fuori, che luce accecante, che freddo, dove sono? Mi sento a pezzi ma integro. Ho paura.

Sento calore, qualcosa mi stringe, risento il mio amato tamburo, è ancora qui con me. Mi arrampico su una superficie liscia, tenera, soffice, calda. Seguo il tamburo, sento un profumo e arrivo ad un angolo di beatitudine, succhio e succhio un liquido denso d’amore. Apro gli occhi e mi specchio in uno sguardo immenso.

Ed ora caliamoci nel mondo scientifico.

Durante i nove mesi di gestazione il feto attraversa oltre ad uno sviluppo organico anche uno sviluppo sensoriale che poi raggiungeranno il loro compimento nei mesi successivi la nascita, in quel tempo che viene chiamato esogestazione. Il tatto è la prima funzione sensoriale a svilupparsi nel feto ed è proprio grazie al contatto anche dopo la nascita che si completa lo sviluppo del sistema nervoso dell’infante. Possiamo dire che il contatto è importante al pari del cibo, in alcuni casi anche di più, soprattutto in quei bambini che affrontano un parto difficile o un parto prematuro. Al momento del travaglio il feto produce grandi quantità di un ormone dello stress (ACTH) in preparazione al grande carico di lavoro e di impegno che dovrà investire per nascere. Il contatto tattile, il contatto visivo ed i battiti del cuore sono tre dei più importanti segnali che il neonato riceve da sua madre dopo la nascita e dicono al cervello “ora puoi smettere di produrre ACTH, sei salvo, ti puoi rilassare”. E’ tempo per lui di aprirsi all’esperienza.

Si apre la fase del contatto multisensoriale che il feto ha assaporato in parte già nella vita intrauterina anche se in termini meno intensi, vibranti, prorompenti. Il bambino, l’essere umano, in questa fase è vulnerabile e ricettivo ai fattori ambientali in misura esponenziale e maggiore rispetto a tutto il resto della sua esistenza.

Lo sguardo e il contatto che si scambiano madre e bimbo al momento della nascita è un’occasione speciale per riconoscersi, per dare il via al processo di appartenenza che viene anche supportato dalla secrezione degli ormoni messaggeri (ossitocina, endorfine, prolattina).

E’ fondamentale tutelare il tempo nelle immediatezze della nascita, evitando intrusioni e invasioni, ne va della salute di madre e bambino e di conseguenza della salute di una intera società.

Dr.ssa Marina Giulia Gandossi