L'albero del flauto magico: il Sambuco (più la ricetta dello sciroppo)

Nelle leggende germaniche il flauto magico era un ramoscello di sambuco svuotato del midollo che si doveva tagliare in un luogo dove non si potesse udire il canto del gallo che lo avrebbe reso roco.

Fra i germani il sambuco era chiamato la pianta di Holda che era una fata del folklore medievale, raffigurata come una giovane donna benigna dai lunghi capelli d’oro. Abitava nei sambuchi che si trovano nei pressi delle acque di fiumi, laghi e fonti.

Nella medicina tirolese era chiamato “farmacia degli dei” perché sette sono i doni che si ricavano dai germogli, dai fiori, dalle foglie, dalle bacche, dal midollo, dalla corteccia e dalle radici. Dai germogli si ottiene un decotto che calma le nevralgie< gli impacchi di foglie curano le malattie della pelle, con i fiori si fa un infuso depurativo e dalle bacche si ottiene uno sciroppo contro le infiammazioni dei polmoni e dei bronchi. La corteccia e’ emetica o lassativa a seconda della quantità usata. La radice pestata e bollita e’ un ottimo decotto e impacco contro la gotta e le malattie del ricambio. Infine dal midollo si ricava una pappa usata con farina e miele per lenire il dolore delle lussazioni.

Veniva piantato nei pressi di fortezze, case, monasteri e villaggi perché si credeva che proteggesse da mali e serpi.

I greci lo chiamavano actèa dal radicale indoeuropeo che in sanscrito ha dato origine ad acnati “nutrimento”. Ciò farebbe supporre che anticamente delle sue bacche si cibassero gli uomini quando ancora on si coltivavano cereali e ci si nutriva dei frutti degli alberi.

Nel calendario arboreo dei celti il sambuco rappresenta il tredicesimo mese lunare che si conclude nei giorni del solstizio invernale, poiché esso conserva i suoi frutti fino a dicembre. Il tredici simboleggia il passaggio, la rigenerazione, il rinnovamento ciclico che comporta anche la morte. Non a caso il 21 di dicembre è il giorno più corto dell’anno, dove prevale il buio sulla luce. Nella tradizione cristiana il becchino si recava nella casa del defunto e gliene poneva sul capo una corona di fiori e foglie, o di bacche e rami a seconda della stagione, come efficace viatico per il viaggio verso l’aldilà.

Si sostiene pure che il forte odore dei suoi fiori e delle foglie provochi malesseri e addirittura la morte. Si favoleggia ce non si tratti di un alberello qualsiasi, ma addirittura di una strega nelle sembianze di una pianta. D’altronde questa duplicità simbolica si riflette in quella dii Holda che talvolta appariva anche come una strega vecchia e scarmigliata.

Tratto da Florario di Alfredo Cattabiani

SCIROPPO DI SAMBUCO

Ingredienti

10 fiori di sambuco

1kg di zucchero di canna

1 l di acqua

30 gr di succo di limone

2 limoni tagliati a metà

Procedimento

Si sciolgono acqua e zucchero, quindi si aggiunge il succo di limone, i limoni e i fiori raccolti in un sacchetto di lino. Ogni tanto si mescola. Si lascia a macerare per 24 ore. Quindi si mescola, si spremono i limoni, si strizza il sacchetto e si filtra. Conservare in frigorifero.

Indicazioni

I fiori di sambuco hanno proprietà febbrifughe e depurative. In questa preparazione può essere un’ottima bevanda dissetante per l’estate incipiente. Basta un dito di sciroppo da diluire in un bicchiere di acqua.