Il magico in utero: il favoloso viaggio degli ormoni

La donna vive la sua trasformazione ripetutamente nell’arco della propria esistenza. Dal momento del sangue mensile che ci purifica e rigenera, alle fasi della vita riproduttiva, fino ad arrivare alla menopausa.

Gli ormoni scandiscono le nostre fasi come messaggeri chimici, di emozioni e vissuti. Anche la gravidanza, il parto e l’allattamento si susseguono in ritmi comuni se pur personali e unici. Ogni donna segue il suo percorso secondo la sua storia e personalità e questi tratti ritornano nella gravidanza e nel parto agli occhi di un attento osservatore. Nel corso della gravidanza la trasformazione è indissolubilmente legata alla creatura nascente: le due energie vitali, quella materna e quella fetale si integrano e si riconoscono gradualmente dando segno di sé.

Ha inizio quel legame speciale che ci terrà legate ai nostri cuccioli per tutta la vita.

Il primo trimestre è tempo di adattamento, accettazione del cambiamento; il pensiero prende forma. Il progesterone prevale con la sua azione rilassante e infatti è tempo di riposo, pacatezza, introspezione. Spesso emergono profonde paure e incertezze, domande se saremo all’altezza dell’impresa. Il feto in questo periodo porta a termine la sua fine differenziazione; pur essendo infinitamente piccolo già è un essere biologicamente completo e anche lui in questo tempo impara ad adattarsi e radicarsi nel nuovo mondo.

Il secondo trimestre è epoca di espansione acquatica e maggior equilibrio. Aumentano gli estrogeni che portano la loro energia ammorbidente; il feto cresce di dimensioni e con lui la sua casa, l’utero e la placenta che gli danno nutrimento. In questo periodo la donna si sente accogliente e appagata, in alcuni momenti addirittura onnipotente, riesce a proiettarsi anche sul mondo esterno, aumentano le sue capacità di comunicazione. La sua creatura inizia a dare segni evidenti di sé, sussulti, movimenti, risponde ai richiami della madre e anche del padre.

Nel terzo trimestre sedimentiamo nella nostra esperienza e piano piano ci avviamo verso la conclusione di questa prima fase di simbiosi, l’endogestazione. Naturalmente ci prepariamo sul piano mentale e fisico al momento del parto, iniziamo ad elaborare la prima grande separazione. Inizia a farsi sentire ogni tanto qualche contrazione mediata dall’ossitocina, l’ormone che si sprigionerà al momento del travaglio e del parto e che ci garantirà l’attaccamento con nostro figlio. L’ossitocina è l’ormone dell’amore che liberiamo anche ogni volta che sperimentiamo l’amore con il nostro partner. E’ un ormone timido, che va tutelato per una riuscita spontanea e indisturbata di questo delicato passaggio.

Abbiamo un’innata capacità di accogliere e prenderci cura dei nostri piccoli, ascoltare e assecondare la nostra parte istintiva, quella che sa, quella che conosce anche se non sa come. Nonostante ciò spesso siamo fortemente condizionate nel nostro cammino di madri e di donne. E’ importante che la donna ritrovi nel suo corpo un alleato che comunica e manda messaggi che solo lei può veramente ascoltare. L’imponente industrializzazione della gravidanza e del parto in termini di medicalizzazione e di omologazione in protocolli mina la spontaneità di questo processo che necessita di personalizzazione e di unicità.

Dr.ssa Marina Giulia Gandossi