Lettura: Phytoalimurgia pedemontana

Prima guerra mondiale: Oreste Mattirolo, presidente dell’Accademia di Agricoltura di Torino, preoccupato per le conseguenze della guerra sulla produzione agricola, studia e assaggia tutte le piante alimentari spontanee del Piemonte.

Nel 1918 presenta i risultati della ricerca all’Accademia in una memoria che racchiude un piccolo tesoro di conoscenze botaniche e di tradizioni popolari.

A più di ottant’anni di distanza Bruno Gallino riprende in esame le oltre 200 specie descritte da Mattirolo e ne fornisce un quadro aggiornato in base alle nuove conoscenze, all’attuale diffusione e alle norme protezionistiche, completandolo a sua volta con curiosità e tradizioni.

Insieme con la ristampa anastatica della memoria di Oreste Mattirolo, questo volume propone il testo di Bruno Gallino illustrato da più di 230 foto a colori di Giorgio Pallavicini.

Fonte: ibs.it

La nascita dal punto di vista del bambino, articolo della dott. Gandossi

Dieci lune fa ho preso forma, dal cielo anteriore sono arrivato, ero espanso e contratto nell’infinito dell’universo. Poi un fascio di luce ed eccomi in uno spazio: IO SONO, IO ESISTO. Subito ho capito di cosa si trattava: calore, morbidezza, contenimento. Dall’essere piccolo come un granello di sabbia sono piano piano cresciuto, ogni piccola parte si è definita.

Ho sentito due tamburi battere all’unisono, un movimento armonico sguazzante in un liquido dolciastro e buono, ho riconosciuto l’oscurità quando è stata attraversata da una luce soffice. Una voce e il suo tamburo mi accompagnano. Sto diventando grande, prima nuotavo ed ora mi sento stretto; ma sto bene qui, raccolto su me stesso, avvolto. Eppure devo andare, devo uscire.

Voglio uscire.

Che vortice, e poi calma e mi riposo, poi ancora un vortice che mi risucchia. Va bene scendo, mi giro e mi rigiro e quella voce e quel tamburo sempre con me. Ho paura del vortice, poi tutto si placa e mi sento tranquillo, e poi ancora paura.

Sono fuori, che luce accecante, che freddo, dove sono? Mi sento a pezzi ma integro. Ho paura.

Sento calore, qualcosa mi stringe, risento il mio amato tamburo, è ancora qui con me. Mi arrampico su una superficie liscia, tenera, soffice, calda. Seguo il tamburo, sento un profumo e arrivo ad un angolo di beatitudine, succhio e succhio un liquido denso d’amore. Apro gli occhi e mi specchio in uno sguardo immenso.

Ed ora caliamoci nel mondo scientifico.

Durante i nove mesi di gestazione il feto attraversa oltre ad uno sviluppo organico anche uno sviluppo sensoriale che poi raggiungeranno il loro compimento nei mesi successivi la nascita, in quel tempo che viene chiamato esogestazione. Il tatto è la prima funzione sensoriale a svilupparsi nel feto ed è proprio grazie al contatto anche dopo la nascita che si completa lo sviluppo del sistema nervoso dell’infante. Possiamo dire che il contatto è importante al pari del cibo, in alcuni casi anche di più, soprattutto in quei bambini che affrontano un parto difficile o un parto prematuro. Al momento del travaglio il feto produce grandi quantità di un ormone dello stress (ACTH) in preparazione al grande carico di lavoro e di impegno che dovrà investire per nascere. Il contatto tattile, il contatto visivo ed i battiti del cuore sono tre dei più importanti segnali che il neonato riceve da sua madre dopo la nascita e dicono al cervello “ora puoi smettere di produrre ACTH, sei salvo, ti puoi rilassare”. E’ tempo per lui di aprirsi all’esperienza.

Si apre la fase del contatto multisensoriale che il feto ha assaporato in parte già nella vita intrauterina anche se in termini meno intensi, vibranti, prorompenti. Il bambino, l’essere umano, in questa fase è vulnerabile e ricettivo ai fattori ambientali in misura esponenziale e maggiore rispetto a tutto il resto della sua esistenza.

Lo sguardo e il contatto che si scambiano madre e bimbo al momento della nascita è un’occasione speciale per riconoscersi, per dare il via al processo di appartenenza che viene anche supportato dalla secrezione degli ormoni messaggeri (ossitocina, endorfine, prolattina).

E’ fondamentale tutelare il tempo nelle immediatezze della nascita, evitando intrusioni e invasioni, ne va della salute di madre e bambino e di conseguenza della salute di una intera società.

Dr.ssa Marina Giulia Gandossi

Frequenze arcobaleno presso l'Orto botanico: meditazione e natura si incontrano nel giorno del solstizio

Un appuntamento molto speciale vi aspetta sabato 21 giugno: l’incontro FREQUENZE ARCOBALENO – RILASSAMENTO SONORO avrà luogo all’orto BOTANICO NELLA GIORNATA DEL SOLSTIZIO ESTIVO. Si tratta di un appuntamento unico, magico e irripetibile dove la meditazione incontra la natura.

IMPORTANTE: non dimenticate di portare un tappetino e indossare abiti comodi, la meditazione sarà fatta su un prato.

Si comincia alle 15.00 con la visita all’interno dell’orto e poi alle 16.30 ha inizio la meditazione.

Il gruppo Frequenze Arcobaleno è formato da Daniela Baraghini, Lina Narcisi, Consuelo Pinoschi e Paola Repetto. La performance è una novità assoluta: il gruppo propone una meditazione/rilassamento attraverso l’ascolto in posizione rilassata di un ensemble di strumenti come campane di cristallo e tibetane, bansuri/flauto indiano, gong, tamburi sciamanici.

Qui il video ufficiale dove trovi anche la descrizione degli strumenti utilizzati.

La sedentarietà, un fenomeno pericoloso che ci racconto il dott. Mongiardini

La sedentarietà è una piaga sociale, di questo ce ne parla il dott. Mongiardini nostro opertore. Il dott. Mongiardini è Chinesiologo Professionista (socio U.N.C.), Educatore Alimentare, Specialista in Ginnastiche Posturali, Compensative e Adattate.

Membro della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana. Membro dell’Associazione Coscienza e Salute, in cui ho il ruolo di docente nei corsi di Pancafit Group. Inoltre è docente attività Rieducative Posturali presso l’Accademia Ayurvedica di Novi Ligure.

Il fenomeno della sedentarietà è un fenomeno ormai di una portata gigantesca che colpisce tutte le fasce di età. Di seguito il link per approfondire e leggere l’articolo: La sedentarietà una piaga sociale.

Lettura: "Gli ortaggi e le piante aromatiche"

Ortaggi e piante aromatiche sono elementi di base della dieta mediterranea, la più apprezzata e consigliata, a livello internazionale, per praticare un’alimentazione sana ed equilibrata.

Il volume propone un atlante alfabetico degli ortaggi, delle piante aromatiche, delle radici e dei tuberi che possono essere coltivati.

A ciascuna pianta è dedicata una scheda con una figura che la rappresenta, con la descrizione minuziosa della morfologia, l’indicazione del periodo più appropriato per la raccolta e delle caratteristiche gradevoli per il palato e utili per la salute.

Oltre a essere una guida completa al riconoscimento e alla riscoperta degli ortaggi e delle erbe aromatiche, il volume suggerisce per ogni pianta le modalità ottimali di preparazione e/o di conservazione, utili per valorizzare ottimi piatti tipici della tradizione culinaria italiana.

Fonte sanpaolostore.it

L'albero del flauto magico: il Sambuco (più la ricetta dello sciroppo)

Nelle leggende germaniche il flauto magico era un ramoscello di sambuco svuotato del midollo che si doveva tagliare in un luogo dove non si potesse udire il canto del gallo che lo avrebbe reso roco.

Fra i germani il sambuco era chiamato la pianta di Holda che era una fata del folklore medievale, raffigurata come una giovane donna benigna dai lunghi capelli d’oro. Abitava nei sambuchi che si trovano nei pressi delle acque di fiumi, laghi e fonti.

Nella medicina tirolese era chiamato “farmacia degli dei” perché sette sono i doni che si ricavano dai germogli, dai fiori, dalle foglie, dalle bacche, dal midollo, dalla corteccia e dalle radici. Dai germogli si ottiene un decotto che calma le nevralgie< gli impacchi di foglie curano le malattie della pelle, con i fiori si fa un infuso depurativo e dalle bacche si ottiene uno sciroppo contro le infiammazioni dei polmoni e dei bronchi. La corteccia e’ emetica o lassativa a seconda della quantità usata. La radice pestata e bollita e’ un ottimo decotto e impacco contro la gotta e le malattie del ricambio. Infine dal midollo si ricava una pappa usata con farina e miele per lenire il dolore delle lussazioni.

Veniva piantato nei pressi di fortezze, case, monasteri e villaggi perché si credeva che proteggesse da mali e serpi.

I greci lo chiamavano actèa dal radicale indoeuropeo che in sanscrito ha dato origine ad acnati “nutrimento”. Ciò farebbe supporre che anticamente delle sue bacche si cibassero gli uomini quando ancora on si coltivavano cereali e ci si nutriva dei frutti degli alberi.

Nel calendario arboreo dei celti il sambuco rappresenta il tredicesimo mese lunare che si conclude nei giorni del solstizio invernale, poiché esso conserva i suoi frutti fino a dicembre. Il tredici simboleggia il passaggio, la rigenerazione, il rinnovamento ciclico che comporta anche la morte. Non a caso il 21 di dicembre è il giorno più corto dell’anno, dove prevale il buio sulla luce. Nella tradizione cristiana il becchino si recava nella casa del defunto e gliene poneva sul capo una corona di fiori e foglie, o di bacche e rami a seconda della stagione, come efficace viatico per il viaggio verso l’aldilà.

Si sostiene pure che il forte odore dei suoi fiori e delle foglie provochi malesseri e addirittura la morte. Si favoleggia ce non si tratti di un alberello qualsiasi, ma addirittura di una strega nelle sembianze di una pianta. D’altronde questa duplicità simbolica si riflette in quella dii Holda che talvolta appariva anche come una strega vecchia e scarmigliata.

Tratto da Florario di Alfredo Cattabiani

SCIROPPO DI SAMBUCO

Ingredienti

10 fiori di sambuco

1kg di zucchero di canna

1 l di acqua

30 gr di succo di limone

2 limoni tagliati a metà

Procedimento

Si sciolgono acqua e zucchero, quindi si aggiunge il succo di limone, i limoni e i fiori raccolti in un sacchetto di lino. Ogni tanto si mescola. Si lascia a macerare per 24 ore. Quindi si mescola, si spremono i limoni, si strizza il sacchetto e si filtra. Conservare in frigorifero.

Indicazioni

I fiori di sambuco hanno proprietà febbrifughe e depurative. In questa preparazione può essere un’ottima bevanda dissetante per l’estate incipiente. Basta un dito di sciroppo da diluire in un bicchiere di acqua.

Il magico in utero, seconda parte

Il delicato equilibrio degli ormoni durante il travaglio e il parto.

Quando una donna è in travaglio , la parte più attiva del suo corpo è il suo cervello primitivo ovvero quella parte più antica in termini di evoluzione (l’ipotalamo, la ghiandola pituitaria etc.) che ci accomuna agli altri mammiferi. La neocorteccia è il nostro cervello recente, altamente evoluto, quello che ci consente l’elaborazione mentale, razionale, sensoriale. Durante il parto sarebbe preferibile lasciare spazio al nostro cervello antico, cercare di ridurre al minimo le interferenze e le attivazioni della neocorteccia. Affinché questo avvenga è necessario che la donna si senta al sicuro, in luogo protetto e indisturbato esattamente come le gatte che eleggono il loro nascondiglio per partorire placidamente e in solitudine. Gli ormoni che si liberano al momento del travaglio e del parto sono secreti da questo cervello antico e tutti gli stimoli esterni che ci mettono in allarme o ci riportano nel “mondo reale” inibiscono tale secrezione.

Non di rado succede che una donna in travaglio e durante il parto sembra venga “da un altro mondo”, è poco contattabile, a volte dice cose strane che poi non si ricorderà, emette suoni che mai si sognerebbe di riprodurre nella vita di tutti i giorni. Tutto questo è un buon segno, la sua area arcaica cerebrale sta funzionando come deve e il processo del parto potrà andare a buon fine. Intromettersi in questa fase con visite, monitoraggi, domande, riportando la donna tra noi, non fa altro che rallentare o bloccare la fisiologica progressione del travaglio.

L’ossitocina può essere considerato un ormone comportamentale, l’ ormone dell’amore in tutte le sue forme, dall’atto sessuale, al parto, all’allattamento e anche in momenti conviviali viene rilasciato. Fisiologicamente favorisce le contrazioni uterine necessarie alla nascita del bambino e all’espulsione della placenta e stimola il riflesso di eiezione del latte. I suoi livelli sono massimi immediatamente dopo il parto e possono anche superare quelli raggiunti durante il travaglio. L’ossicitocina prodotta internamente è ben diversa da quella sintetica introdotta con una flebo che non ha le stesse capacità emozionali e inibisce la produzione di ossicitocina endogena; insomma mette a tacere il nostro cervello arcaico.

Durante il travaglio vengono anche prodotte numerose endorfine; sono i messaggeri che ci aiutano a vivere il dolore in uno stato alterato e vengono anche secreti dal neonato. Effettivamente madre e bimbo sono impregnati di oppiacei dopo il parto; gli oppiacei si caratterizzano per la dipendenza e quindi sembra ovvio che facilitino il processo dell’attaccamento. Sono gli ormoni che magicamente ci fanno dimenticare il dolore del parto, o meglio, ci consentono di viverlo come esperienza straordinaria.

L’ Adrenalina è l’ormone della fuga, della difesa; se la donna è allarmata, impaurita può aumentare i livelli di adrenalina che inibisce la secrezione dell’ossitocina e quindi blocca la progressione del travaglio. E’ un meccanismo di difesa utile in situazioni di emergenza; se esiste un pericolo è preferibile scappare e trovare un nuovo angolo protetto anziché portare a termine il parto in luogo ostico. L’adrenalina ha però anche un picco al momento dell’espulsione, precedendo e inducendo il riflesso di eiezione del feto. In questo breve frangente la donna sembra riprendersi , tirare fuori tutte le sue energie per la parte più impegnativa di tutto il processo. Dal punto di vista del feto la scarica di noradrenalina gli consente di adattarsi alla deprivazione fisiologica di ossigeno che intercorrerà in questa fase del parto.

La coppia madre bimbo ha quindi una relazione sinergica nel corso del travaglio e del parto, anche il feto ha un ruolo attivo ed è partecipe della sua nascita. I differenti ormoni rilasciati da madre e piccolo durante il travaglio ed il parto non vengono subito eliminati ma rimangono in circolo e svolgono tutti un ruolo specifico di interazione tra madre e figlio perdurando anche nelle ore appena successive all’evento.

Il magico in utero: il favoloso viaggio degli ormoni

La donna vive la sua trasformazione ripetutamente nell’arco della propria esistenza. Dal momento del sangue mensile che ci purifica e rigenera, alle fasi della vita riproduttiva, fino ad arrivare alla menopausa.

Gli ormoni scandiscono le nostre fasi come messaggeri chimici, di emozioni e vissuti. Anche la gravidanza, il parto e l’allattamento si susseguono in ritmi comuni se pur personali e unici. Ogni donna segue il suo percorso secondo la sua storia e personalità e questi tratti ritornano nella gravidanza e nel parto agli occhi di un attento osservatore. Nel corso della gravidanza la trasformazione è indissolubilmente legata alla creatura nascente: le due energie vitali, quella materna e quella fetale si integrano e si riconoscono gradualmente dando segno di sé.

Ha inizio quel legame speciale che ci terrà legate ai nostri cuccioli per tutta la vita.

Il primo trimestre è tempo di adattamento, accettazione del cambiamento; il pensiero prende forma. Il progesterone prevale con la sua azione rilassante e infatti è tempo di riposo, pacatezza, introspezione. Spesso emergono profonde paure e incertezze, domande se saremo all’altezza dell’impresa. Il feto in questo periodo porta a termine la sua fine differenziazione; pur essendo infinitamente piccolo già è un essere biologicamente completo e anche lui in questo tempo impara ad adattarsi e radicarsi nel nuovo mondo.

Il secondo trimestre è epoca di espansione acquatica e maggior equilibrio. Aumentano gli estrogeni che portano la loro energia ammorbidente; il feto cresce di dimensioni e con lui la sua casa, l’utero e la placenta che gli danno nutrimento. In questo periodo la donna si sente accogliente e appagata, in alcuni momenti addirittura onnipotente, riesce a proiettarsi anche sul mondo esterno, aumentano le sue capacità di comunicazione. La sua creatura inizia a dare segni evidenti di sé, sussulti, movimenti, risponde ai richiami della madre e anche del padre.

Nel terzo trimestre sedimentiamo nella nostra esperienza e piano piano ci avviamo verso la conclusione di questa prima fase di simbiosi, l’endogestazione. Naturalmente ci prepariamo sul piano mentale e fisico al momento del parto, iniziamo ad elaborare la prima grande separazione. Inizia a farsi sentire ogni tanto qualche contrazione mediata dall’ossitocina, l’ormone che si sprigionerà al momento del travaglio e del parto e che ci garantirà l’attaccamento con nostro figlio. L’ossitocina è l’ormone dell’amore che liberiamo anche ogni volta che sperimentiamo l’amore con il nostro partner. E’ un ormone timido, che va tutelato per una riuscita spontanea e indisturbata di questo delicato passaggio.

Abbiamo un’innata capacità di accogliere e prenderci cura dei nostri piccoli, ascoltare e assecondare la nostra parte istintiva, quella che sa, quella che conosce anche se non sa come. Nonostante ciò spesso siamo fortemente condizionate nel nostro cammino di madri e di donne. E’ importante che la donna ritrovi nel suo corpo un alleato che comunica e manda messaggi che solo lei può veramente ascoltare. L’imponente industrializzazione della gravidanza e del parto in termini di medicalizzazione e di omologazione in protocolli mina la spontaneità di questo processo che necessita di personalizzazione e di unicità.

Dr.ssa Marina Giulia Gandossi

Naturopatia: la depurazione del fegato

Anche questo mese continuiamo con la depurazione del fegato.

In Medicina Cinese quest’organo è chiamato “generale dell’ esercito”, poiché rappresenta il motore dell’organismo. Tra le sue varie funzioni ha anche quella di controllare i muscoli ed i tendini, e di evitare disarmonie e squilibri emotivi. Molti i fitoterapici che lo riguardano, da scegliere in base all’individualità.

Proseguiamo inoltre con la vitamina C. Innovativa la versione sublinguale. Indispensabile per ridurre stanchezza e affaticamento, e per la normale formazione del collagene, come per le funzioni di pelle, denti, gengive, cartilagini, ossa e vasi sanguigni.

Infine, con l’avvicinarsi dell’estate, la garcinia. Favorisce la perdita di peso, ed elimina il grasso in eccesso nell’organismo. Diminuisce gli attacchi di fame sia biologica che nervosa. Nel contempo normalizza i livelli di colesterolo e trigliceridi

“Non cercare di forzare nulla. Lascia scorrere la Vita pienamente. Guarda Dio come apre ogni giorno milioni di fiori senza forzare le gemme.”

Bhagwan Shree Rajneesh